sabato, gennaio 20

Tina Turner. Un musical e un’autobiografia.

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Dopotutto quando sei Tina Turner hai credito illimitato.

Puoi continuare a cantare all’infinito fino a entrare direttamente al museo delle cere. Oppure ritirarti e farti vedere soltanto quando hai qualcosa da dire. Lei fa così. Nel 2009 ha detto ciao al pop e ai tour mondiali e ha iniziato a scrivere un capitolo nuovo di una vita da romanzo iniziata a Nutbush, Tennessee, nel 1939, dove suo padre Richard era il pastore di qualche centinaio di abitanti. «Ho avuto tutto, era tempo di andare oltre». Vive sul Lago di Zurigo, si gode un marito assai più giovane (Erwin Bach, classe 1955), cura il giardino e mantiene una forma fisica da far invidia a tutte. «Ho trascorso brutti periodi, in passato, anche se spero non si siano visti troppo all’esterno. Ma ora è un bel momento e vorrei condividerlo con il maggior numero di persone». E lo fa alla sua maniera, irruente.

Ha cantato con altre cinque vocalist in Awakening, che è il quarto disco del progetto Beyond dedicato alla tolleranza e al dialogo tra le religioni di tutto il mondo. Tema attualissimo e delicato che qui si converte in spiritual e world music. «Tutti noi ci rendiamo conto della depressione di questo periodo e, con altre cantanti che arrivano tutte da culture diverse, proviamo a pregare nella stessa direzione». Un obiettivo che non t’aspetti da un’artista che è stata popstar per quattro decenni: «Anni fa, quando ero in tour in Nuova Zelanda mi hanno regalato un libro viola nel quale si spiegava che Dio è dentro di noi e tutte le religioni cercano lo stesso risultato». Adesso, visto che «la musica è il linguaggio più universale», la voce di Tina Turner diventa una preghiera per la pace dopo esser stata per tanto tempo la scintilla di ritmo o ribellione. Però chi ha vissuto sotto i riflettori non riesce mai a spegnerli definitivamente, quindi figurarsi se può farlo una delle cantanti più famose dell’ultimo mezzo secolo.

Per capirci, a Londra il 17 di aprile debutta Tina: The Musical, protagonista l’attrice Adrienne Warren, obiettivo raccontare una delle vite più esaltanti e sofferte della musica leggera, con successi planetari, incassi stellari e lividi famigliari (lasciò il violento marito Ike fuggendo con 36 cent in tasca). «Il musical è ancora in lavorazione ma ne sono così contenta da lasciarmi convincere a sospendere il ritiro. E soprattutto mi fa piacere che nel mio ruolo ci sia l’attrice Adrienne Warren, così brava da essere già stata nominata ai Tony Awards».

Insomma, una parentesi tra le passeggiate in riva al lago di una icona della femminilità anni Ottanta e Novanta che è diventata modello per tante. Non a caso, nell’autunno del prossimo anno uscirà la sua autobiografia My love story: «È stata una sorta di autoterapia, anche se ho parlato di cose che avrei dovuto dimenticare perché sono state così dolorose da raccontare… Comunque la meditazione mi ha aiutato a diventare più forte e più sei forte, più eviti di prendere decisioni sbagliate. In ogni caso, non ci crede nessuno ma ho impiegato solo tre giorni a rispondere a tutte le domande sulla mia vita». Vuol dire che era il momento giusto per rispondere e cicatrizzare i propri ricordi. «Come ho fatto a superare certi guai? Con l’amore e con la voglia di affrontare la vita per come viene, senza essere troppo rigidi».

Parola di una settantottenne che conferma di essere «simply the best» pure dopo essersi ritirata.

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