domenica, giugno 24

“Sing street” ed è subito nostalgia degli anni 80

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Non si tratta di un film appena uscito nelle sale (è del 2016) e difficilmente lo si potrà vedere sui canali TV ‘nazional-popolari’, lo voglio specificare perché, nonostante la sua capacità di risvegliare le emozioni (soprattutto di tutti coloro che negli anni 80 erano adolescenti, come me, ndr), stranamente e lo ripeto STRANAMENTE, questa pellicola non ha avuto il successo (nelle mulrisale) che sicuramente meritava. Si sa, se la promozione e la diffusione dei trailers, rimangono a budget a una cifra, difficilmente un gioiellino come Sing Street può uscire dai soli circuiti d’essai, ma …tanto meglio, ne accrescerà le potenzialità per diventare un film cult di quegli anni, i nostri amati anni ’80.
Il film va visto indossando, simultaneamente, due paia di occhiali:
gli occhiali con cui calarsi nella trama (sentimenti in adolescenza, non banali, autentici, mai volgari);gli occhiali con cui gustarsi la colonna sonora e i riferimenti, moltissimi, alla musica di quegli anni.


Il mix di questi robusti nastri, lo ha sapientemente creato il regista John Carney (ex musicista di quegli anni del gruppo dei Frames, nonché artefice anche dei film ‘Once’ e ‘Tutto può cambiare’) capace, e secondo noi ci è riuscito benissimo, di farci ritornare a quegli anni, è quasi come sentirsi seduti sul divano al fianco del protagonista, Cosmo (bravissimo nostro coetaneo degli anni ’80, nonostante è un classe ’99, ndr), davanti alla televisione del salotto a divorar video (magari su Video Music, ve la ricordate?) dei Duran Duran, A-ha, Cure, Joe Jackson, M, Elvis Costello, Clash, Spandau…, dentro a quei sogni che solo la musica era in grado di farci vivere allora, tenendo fuori dalla nostra bolla i litigi famigliari, i problemi di adolescenza, i bullismi, i brutti voti a scuola…, con la convinzione che dentro quelle note, tutto poteva accadere, e tutto sarebbe accaduto. Cosmo, il protagonista, è quel genere di ragazzo in cui un po’ ci si riconosce ed un po’ si avrebbe voluto essere: nella determinazione, nelle emozioni che prova ed esprime, nell’autenticità e spontaneità dei gesti, nel talento. Un’ora e 46 minuti pieni di entusiasmo, buoni sentimenti, delusioni, sincerità, complicità e…buona musica. Quella buona musica prima solo ascoltata e strimpellata con la chitarra e, spinta dal caso (e dalla bellezza dell’altra protagonista: Raphina), poi, trovata e creata (grazie anche alla schiettezza di un fratello che non sopportava l’ascolto di cover) in un crescendo inaspettato di talento e capacità che manco i protagonisti del film sapevano di possedere. Fil rouge della storia, è sempre lei: la musica anni ’80, che emoziona, che ispira, che nella fantasia di un adolescente dell’epoca, lo faceva sentire (anche nell’emulazione) protagonista giusto, in quel mondo degli adulti, distante e anche un po’ corrotto. La Band, che decide di chiamarsi appunto, Sing Street, forgia canzoni (praticamente ognuna segue un genere diverso, ma sempre fedele a quegli anni) una più bella dell’altra, ispirate, nello stile, ai successi dei Duran Duran (The riddle of the model), dei Cure (Beautiful sea), di Hall & Oats (Drive it like you stole it) e tanti altri (Up, To find you, Brown shoes, Girl) e a corredo gli immancabili Video selfmade (fatti con una telecamera VHS), girati in degradati vicoli di Dublino o in riva al mare, scopiazzando, nelle scene, qua e là, dai video dei beniamini ammirati proprio su quel divano davanti a MTV.
I consulenti musicali, nonché creatori della colonna sonora, sono di tutto rispetto (uno su tutti Gary Clark dei Danny Wilson), lo stesso regista ha ricamato, giocando in casa della sua Dublino, ogni particolare riuscendo a rendere il prodotto credibile e soprattutto credibili i giovani protagonisti nati e cresciuti nell’epoca dei “Like” ma convincenti su ogni livello (recitazione, tenuta del palco, ma anche come musicisti, perché, tra l’altro, lo sono tutti).
Un film che, anche a vederlo 8 volte, riesce a regalare spunti, significati e particolari di ogni tipo, uno di quei film che quando terminano, non vorresti andare via dalla sala (nonostante meglio non poteva finire) mentre coi titoli di coda finale ti delizia con la bellissima ‘Go now’/Adam Levine, Maroon 5).
Insomma, un film che fa sentire la nostalgia del vinile, della penna Bic (per avvolgere il nastro della musicassetta), di ore e ore a guardare video musicali e ad ascoltare canzoni new wave, del divorare le copertine dei 33 giri appena comprati in negozio, delle atmosfere ormai perse di quegli anni…
Se lo trovate, il film…guardatelo, merita, anche più di una volta.
                                                Andrea Darcy per ottofm.com

 

 
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