giovedì, novembre 15

Sabato! E, alle OTTO, aperitivo?

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Gli Anni Ottanta. Erano anni in cui o si beveva molto bene, per esempio nei grandi alberghi, oppure davvero male, come (ahinoi) nelle discoteche o nei pub che erano all’apice della popolarità.

Va anche detto che si pensava più a ubriacarsi che alla qualità della bevuta. All’epoca il gin non è che avesse così tanto seguito. Erano gli anni della vodka liscia, o peggio, aromatizzata. A qualsiasi gusto. Il gin, più che altro compariva, come variante da professionisti della sbornia, come ingrediente in affiancamento alla stessa vodka e qualche volta pure al rum, con il risultato di dar luogo a delle vere bombe alcoliche. L’obiettivo spesso era infatti di fare a gara a chi reggeva più l’alcol, dopo aver bevuto “mischioni” a gradazioni stellari con il risultato di finire la serata con una sonora sbronza e passare il giorno successivo in pieno hangover.

OttO fm alzerà il gomito per voi e, rischiando la prova del palloncino, in questo ultimo sabato di OttObre va alla ricerca del re degli “shitty cocktail” degli Anni Ottanta!

Neanche a dirlo, il più gettonato è stato l’Angelo Azzurro: gin, blu curacao, succo di limone, sciroppo di zucchero e ghiaccio. Di angelico aveva davvero poco! Rimanendo sul blu si ricorda anche il Blue Lagoon, che si preparava tanto con vodka, quanto col gin, ma almeno è un long drink e non un cocktail in stile “idraulico liquido”. Nella versione IBA del 1987 prevede curacao, gin, top di lemonsoda, fetta d’arancia e ciliegina.

Citazione storica anche per il TGV, letto alla francese, come i treni veloci che cominciarono le loro corse nel 1981. Trattasi di altra bomba alcolica, che altro non è che l’acronimo di tequila, gin e vodka: in pratica tutte basi. Roba da essere presi in faccia dall’omonimo treno. Tra gli ingredienti il gin, il rum bianco, la vodka e il triple sec, anche se non contento c’era chi ci metteva la tequila al posto di quest’ultimo e perfino chi lo preparava in versione fragola e menta.

È proprio la questione della qualità degli ingredienti, nonché della mano di chi li miscelava che fa rievocare alcuni cocktail come il Long Island (qui a sinistra) il White Lady, il Bronx, il Caruso, il Lady Killer, il Paradise e perfino il Negroni. C’era perfino chi preparava quest’ultimo in caraffa, per far fronte alle tante richieste: roba da fa rigirare il conte Camillo nella tomba.

 

E poi c’erano le rivisitazioni a base gin di cocktail che già di sé erano vagamente barocchi, come il B52 (qui a fianco) o l’Alexander. Il primo si chiama come una bomba e un motivo c’è, il secondo più che altro era un peccato di gola, visto che aveva un top di panna liquida e perfino una grattugiata di noce moscata, salvo poi utilizzare panna irrancidita e attentare alla salute del cliente.

 

Normalmente a base cognac, l’Alexander aveva una versione gin e a quanto pare “andava molto nelle discoteche del Nord”. E ancora c’era chi beveva gin e pera al posto del rum, oppure chi faceva a gara di “gin bum bum”, sostituendo naturalmente il gin alla tequila. Il commento al proposito è “da fare in birreria prima di una gara a braccio di ferro”.

 

Buon sabato e… prosit!  Da tutti noi di OttO fm – solo musica anni ottanta !
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