giovedì, Ottobre 1

Gli Anni Ottanta ispirano la moda di oggi

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Era solo questione di tempo.

Dagli Anni Ottanta, un decennio già scandagliato e rivisitato al cinema e nella moda, prima o poi sarebbero saltati fuori anche loro: i paninari. Alcuni li ricordano perché ne facevano parte, altri perché ne subivano il fascino. Ma sappiamo davvero chi erano?

I paninari sono l’unica “subcultura” made in Italy. Nascono dopo gli anni di piombo e non a caso rifiutano di identificarsi con un’ideologia politica precisa. Preferiscono sognare l’America del mitico hamburger dei fast food, simbolo pop di modernità che sbarca a Milano nel 1981 con la catena Burghy. Vivono l’epoca dell’edonismo spendaccione privo di sensi di colpa, inaugurando il consumismo sfrenato che caratterizza il decennio.

Lo stile paninaro, che inizialmente riguarda solo i figli della borghesia meneghina, diventa poi un fenomeno di costume in tutte le classi sociali, e i genitori assecondano i figli in questa bizzarra mania dell’acquisto. Sono i paninari i primi ad associare la cura del corpo e il viaggio al “lifestyle”: le mete preferite (perlomeno idealmente) sono oltreoceano, da San Francisco ad Aspen. Ecco spiegato il perché dei coloratissimi piumini da sci e delle giacche da boscaiolo.

Sono i capi che si vedevano addosso alle protagoniste del film Sposerò Simon le Bon del 1986 e che diversi stilisti ripropongono per questo autunno. Con i paninari nasce anche il culto del logo in bella vista, che dopo anni di minimalismo adesso piace di nuovo.

 

Il prototipo dei giovani “firmati” esplode nella Milano da bere che lancia la moda pret-à-porter italiana nel mondo. Nel 1986 la canzone Paninaro del gruppo inglese Pet Shop Boys cita Armani, ma sono molti i riferimenti griffati: cinture El Charro, montoni Schott, bomber Avirex, piumini Monclair, zaini Invicta, stivali Timberland e le mitiche cartelle a fiorellini Naj-Oleari che tornano oggi in vetrina.

 

In questi giorni anche un altro capo iconico paninaro, la felpa Best Company, è di nuovo disponibile con le stesse grandi scritte di allora.

I loghi piacciono ancora. Se ieri erano uno status symbol, oggi sono un modo per condividere valori ed esperienze, come piace ai millennials.

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