mercoledì, ottobre 17

16/08 R.I.P. Aretha Franklin, una storia di catene, dolore e sfruttamento

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Aretha è la figlia perfetta di una musica di rara profondità e portata storica: la black music, quella che racconta una storia di catene, dolore e sfruttamento.

 

 

Melodie e tecniche straordinarie che nascono dai campi di cotone, dalle baracche, dai posti riservati sugli autobus, dentro e fuori quella gente che urlava in un canto sublime il proprio dolore nelle orecchie un’ America sorda.

 

Tutto questo era sulle spalle e sulla voce straordinaria di Aretha Franklin, che, oltre a trascinarsi dietro gli strascichi dell’ apartheid, aveva su di sé  sguardi discriminatori per il suo essere donna. Ma per chiunque l’avesse conosciuta fin dagli inizi, che si mangiasse il mondo in un sol boccone era solo questione di tempo.

 

 

L’artista infatti fin dalla giovane età affronta esperienze difficili che mettono alla prova la sua forza e il suo carattere: figlia di un famoso predicatore battista, la maternità per Aretha arrivò molto precocemente (ebbe il primo figlio a quattordici anni, il secondo due anni più tardi). Ragazza madre, nera e donna. Motivi per essere additata con disprezzo ce n’erano parecchi nella perbenista America di fine anni ’50.

 

Ma con tenacia e passione, cantando nelle chiese in cui suo padre predicava, Aretha si fece notare da diverse case discografiche e produttori che le offrirono contratti e progetti di ogni tipo. Ma per sei anni il talento di Aretha rimase nell’ombra, la sua voce veniva costretta in percorsi imitativi e manierismi che la rendevano appena interessante e nulla più.  Poi il produttore giusto, la casa discografica giusta e la canzone giusta furono il mix perfetto per far uscire Aretha dall’ombra: Jerry Wexler, un produttore bianco dell’Atlantic, le diede una canzone di Otis Redding. Si trattava proprio della famosissima Respect.

Lunghi periodi di frustrazione e insoddisfazione che lasciano tracce nella sua voce: una nota malinconica, piano piano, la avvolse come miele senza abbandonarla mai più, in ogni sua canzone. In tempi recenti Obama ha pianto sulla sua versione di You Make Me Feel Lile a Natural Woman.

 

Tutto il resto è la pagina più recente del pregiato volume di storia della musica intitolato Aretha Franklin.

Oggi le programmazioni di OttO fm e Chic fm (www.chifm.it) ricordano lo straordinario viaggio di Aretha.

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