sabato, giugno 23

15 gennaio. E’ il Blue Monday.

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Il 15 gennaio del 2018 è ufficialmente il “blue monday”.

E’ il giorno più triste dell’anno, come risultato di una complessa equazione matematica, basata sul meteo, sulla ripresa dell’attività lavorativa e sui nuovi buoni propositi, perennemente disattesi.

Se volete ritrovare il sorriso, non c’è niente di meglio che ascoltare a un volume elevato Blue Monday dei New Order, uno dei brani più importanti e influenti nella storia della musica elettronica, un legame cruciale tra la disco anni Settanta e il boom dance/house che emerse alla fine degli Anni Ottanta, oltre che il vinile a dodici pollici più venduto di sempre.

La canzone che ha affrancato definitivamente i New Order dalla pesante eredità artistica dei Joy Division, permettendo loro di trovare una precisa identità sonora, è stata Blue Monday, pubblicata originariamente nel 1983 e successivamente remixata e ripubblicata nel 1988 e nel 1995.

Il brano, composto da Gillian Gilbert, Peter Hook, Stephen Morris e Bernard Sumner, è diventato un vero e proprio inno della scena club-dance, come testimoniano le numerose cover che sono state prodotte negli anni successivi. I New Order dissero di aver scritto Blue Monday come risposta alla delusione per il fatto che il pubblico dei loro concerti non aveva mai chiesto loro un bis.

La canzone era stata originariamente concepita come un semplice pattern che gli avrebbe concesso di ritornare sul palco, accendere il sintetizzatore e lasciare che la gente ballasse. Il brano si è evoluto lentamente in un progetto più complesso e così, da un semplice esperimento, si è trasformato in un vero e proprio singolo, eseguito rigorosamente come bis dei loro concerti.

In molti hanno pensato che il testo si riferisse alla morte del cantante Ian Curtis, che si è suicidato il 18 maggio del 1980, proprio di lunedì. Per anni è inoltre circolata la leggenda metropolitana, poi smentita dagli stessi New Order, che il testo si riferisse a lunedì 14 giugno 1983, quando l’Argentina si arrese all’Inghilterra nel conflitto per il controllo delle Isole Falkland.

Il testo, ambiguo e aperto, si basa su giudizio, controllo e abuso all’interno di una relazione conflittuale, ma potrebbe anche essere riferito alle persecuzioni nei confronti delle minoranze gay che allora frequentavano la discoteca Hacienda, che tanto ha ispirato la musica dei New Order.

Con i suoi sette minuti e mezzo di lunghezza, Blue Monday è uno dei singoli più lunghi che siano riusciti a scalare la UK Singles Chart. La versione su vinile a dodici pollici è ad oggi la più venduta di tutti i tempi con 3.200.000 copie. Curiosamente, nonostante le vendite record, Blue Monday non ha mai vinto un disco d’oro o di platino in quanto la sua casa di produzione, un’azienda totalmente indipendente, non era iscritta all’associazione British Phonographic Industry.

Solo nel 1983 la canzone entrò in classifica due volte, la prima a marzo quando raggiunse il dodicesimo posto, poi ritornò ad agosto e raggiunse la nona posizione. Il singolo, ad oggi, è il sessantanovesimo più venduto nel Regno Unito.

Blue Monday è una hit atipica da molti punti di vista, in quanto il testo, cantato da Bernard Sumner con voce quasi impassibile, è in realtà privo di un ritornello. Dopo una lunga introduzione strumentale di due minuti vengono esposti il primo e il secondo verso, mentre il terzo giunge dopo un breve segmento di effetti sonori, al termine del quale prende il via una coda molto estesa di quasi tre minuti, fino ad arrivare ai 7 minuti e mezzo (!) complessivi del brano.

Secondo Bernard Sumner, la composizione risente molto dell’influenza di quattro canzoni: Dirty Talk di Klein + M.B.O. per l’arrangiamento; il classico della disco di Sylvester You Make Me Feel (Mighty Real) per la melodia di basso con le ottave; Our Love di Donna Summer per il ritmo e Uranium dei Kraftwerk, campionata per il coro sintetizzato della parte iniziale e di quella finale.

Sulla copertina del vinile originale, che ricorda un floppy disk da 5¼”, non figura né il nome dei New Order né il titolo della canzone: l’unico testo stampato, in inglese, è “FAC SEVENTY THREE” sul dorso della confezione.

Il singolo veniva venduto a una sterlina, mentre il solo costo della singola copertina era di una sterlina e dieci centesimi: una follia, dal punto di vista commerciale!

Grazie a questo brano, i New Order si sono imposti come maestri assoluti nella sottile arte di esprimere la gioia di essere tristi. Ascoltalo alle 19.08 su OttO fm o cliccando qui https://www.youtube.com/watch?v=FYH8DsU2WCk

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